Liceo Porporato
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        LICEO G.F. PORPORATO di   PINEROLO
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ultimo aggiornamento: 21/12/2015
immagine con scritta: Liceo porporato 1862-2012 Atti
LA STORIA DEL PORPORATO

Il "Liceo Porporato" di oggi è il risultato della fusione di due prestigiosi Istituti del Pinerolese: l'Istituto Magistrale "Rayneri" e il Liceo "G.F. Porporato", che per circa 150 anni hanno avuto vita autonoma.


PREISTORIA E STORIA DI UN LICEO

Durante l’occupazione francese della città di Pinerolo e delle sue Valli fu fondato un collegio di Gesuiti sotto il regno di Luigi XIV . I gesuiti vi rimasero fino al 1773, quando  papa Clemente XIV emanò l’atto di soppressione della Compagnia di Gesù. Dopo il loro allontanamento, si costituì un Collegio Reale sotto il patrocinio del re di Sardegna, con un triennio di grammatica e un biennio di retorica e di filosofia.

Nel periodo post-napoleonico fu scelto come sede il palazzo eretto su disegno dell’architetto Bernardo Antonio Vittone ( 1705-1770).

Dalla prima metà del 1800 in Piemonte cominciò a delinearsi un movimento pedagogico, che ebbe il suo massimo esponente in Gioberti e tra i più illustri la figura di Giovanni Antonio Rayneri. Tale movimento trova la sua completa affermazione nella legge del 1859 del ministro Gabrio Casati, che pone le basi dell’ordinamento della pubblica istruzione prima in Lombardia e poi in tutta Italia. A quel periodo risalgono le origini della Scuola Normale di Pinerolo.

Nel 1846 fu creata una delle prime Scuole provinciali di metodo e con la legge del ministro Lanza del 20 giugno 1858 furono istituite le "Scuole normali", tra le quali due maschili a Chambéry e a Pinerolo ed una femminile a Vercelli, in seguito ad un Regio Decreto dello stesso anno. Poiché quella di Chambéry divenne francese, quella di Pinerolo ha il vanto di essere stata la prima scuola normale maschile di fondazione regia in Italia e fu inaugurata ufficialmente il 3 gennaio 1859 dal professor Giovanni Battista Meliga, che ne fu il primo direttore.  La tradizione che essa rappresenta della cultura magistrale piemontese è stata consacrata in letteratura dal romanzo "Un maestro" di Edmondo De Amicis, il cui protagonista è un diplomato della Scuola normale di Pinerolo.

Nel 1860 venne istituito anche il Regio Ginnasio, i cui professori erano in maggioranza sacerdoti.

Nel 1862 al Ginnasio quinquennale governativo si affiancò il Liceo triennale pareggiato e le due scuole si fusero poi in un solo istituto, con la denominazione di "Regio Liceo- Ginnasio" nel 1914.

Nel 1867 si prospettò qualche pericolo per la sopravvivenza del Liceo , ma un gruppo di personaggi illustri rivolse istanza al Consiglio Comunale per la sua conservazione .Ormai la sua presenza era sentita dai pinerolesi come un titolo di onore e nello stesso anno la scuola fu designata come "Liceo Porporato", in onore dell’illustre concittadino Giovanni Francesco Porporato.

Dopo i primi anni del ‘900 il numero degli alunni si mantenne sempre superiore alla cinquantina; l’istituto era allora costituito dalle sole tre classi normali, mentre il corso complementare destinato alle giovani fu istituito nel 1910 , quando la scuola fu convertita in promiscua. .

Dal 1914 al 1915 fu completato il corso parallelo , detto corso aggiunto (e la scuola fu così costituita di sei classi).

Nell’anno scolastico 1922-1923, in seguito al "Decreto della riforma generale della istruzione media", pur essendosi ridotto il numero delle scuole di preparazione degli allievi- maestri, la Scuola normale fu conservata con quella di Vercelli, sotto la denominazione di Istituto Magistrale , composto di 11 classi , delle quali 8 inferiori e 3 superiori.

Il funzionamento del nuovo Liceo-Ginnasio Statale ebbe inizio quando l’Europa era coinvolta nella Grande Guerra, in cui persero la vita 32 alunni dell'Istituto: in loro memoria nel 1921 fu fondata una cassa scolastica a nome di Giovanni Battista Pollet, primo maestro italiano caduto al fronte; inoltre vennero allestiti una targa di bronzo ed un album d’onore (nel quale furono raccolte le fotografie e sommarie notizie sulle vittime , con la citazione di qualche verso di Petrarca, Leopardi, Carducci e D’Annunzio).

Negli anni ’30 il fascismo esercitò una massiccia influenza nell’ambito scolastico. Ne sono un esempio l’obbligo del giuramento di fedeltà al regime da parte dei docenti, l’adozione del libro di Stato nelle scuole elementari e del "Libro del fascista" nelle secondarie. Frequente era il riferimento alle decisioni del Ministero (spesso chiamate senza eufemismi "ordini") e alle "direttive del Governo Fascista".

I presidi venivano costantemente richiamati al dovere della vigilanza al fine di evitare e prevenire ogni tipo di manifestazione "sovversiva o antinazionale", come, ad esempio, l’affissione di manifesti della "Sezione Italiana della Lega dei Diritti dell’uomo".

Era persino prevista per i docenti la "dispensa dal servizio" nel caso in cui si fossero "messi in condizione di incompatibilità con le generali direttive politiche del governo".

Anche dai membri delle commissioni d’esame ci si aspettava piena fedeltà al regime.

Nell’ottobre1963 sorse il Liceo Scientifico con la sola prima classe (come appendice del Classico) ed esso solo nel 1972 ebbe autonomia amministrativa e si trasferì nella sede di via dei Rochis.

Dall’inizio degli anni ’70 si sono succeduti diversi presidi,  l’attuale è la prof. Maria Teresa Ingicco

 G.F. PORPORATO

Giovanni Francesco Porporato, trasferitosi da Volvera a Pinerolo per esercitarvi il notariato, nacque nel 1484. Manifestò ben presto ingegno non comune e notevole predisposizione agli studi, in particolare giuridici. Per questo fu inviato allo "Studio Universale" a Torino, dove nel 1511 si laureò così brillantemente da essere allegato al Collegio di Facoltà e, nel 1512, chiamato a ricoprire  la cattedra di Lettore ordinario di "Diritto Civile"

Resse questa cattedra per più di dieci anni e alle sue lezioni all'ateneo torinese affluivano molti uditori provenienti non solo dall'Italia, ma dalla Germania, dalla Francia e dalla Spagna.

Nel 1519 il Duca Carlo III di Savoia lo nominò suo avvocato fiscale nel Consiglio Cismontano (Tribunale supremo di giustizia) e nel 1524 Presidente patrimoniale generale. Il 12 aprile 1532, a soli 48 anni, il Duca lo nominò Presidente del Senato Piemontese.

Dopo alcuni anni ai gradi più elevati della magistratura gli venne concesso l'acquisto di un feudo. Il Porporato, acquistati alcuni beni e parte della Giurisdizione della Contea di Luserna, nonché della signoria e del castello di Levaldigi, chiese al Duca l'investitura e la facoltà di trasmetterli ai figli per donazione o per testamento. Così ebbe origine la nobile famiglia dei Porporato.

Le meditazioni filosofiche e la storia, le lettere ed il diritto civile e canonico gli valsero l'amicizia di importanti personaggi e fecero conoscere il suo nome in Italia e in Francia.

Fu poi nominato Gran Cancelliere della Savoia, ufficio che teneva il primo grado fra le cariche dello Stato; per cui, oltre ad avere la custodia dei sigilli del Principe, la preminenza sopra i consiglieri e il patrocinio della giustizia, a lui toccava anche distribuire le grazie del Sovrano, dettare le istruzioni agli ambasciatori, dirigerne le operazioni e i maneggi, provvedere all'Università degli Studi, sov rintendere insomma alle azioni del Governo.

Nel 1512 sposò Leonetta Solaro di Chieri, da cui ebbe 4 figli e cinque figlie. Morì il 21 ottobre 1544 ad Ivrea e fu sepolto a Pinerolo nella Cappella Maggiore della Chiesa della Madonna degli Angeli dei Frati Minori osservanti di San Francesco, eretta fuori le mura della città e distrutta nel 1670 per estendere le fortificazioni, su ordine di Luigi XIV Re di Francia e Signore di Pinerolo. In quell'anno le spoglie dei Porporato furono trasportate nella Chiesa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo al Colletto, presso Pinerolo, dove tuttora si trovano.

Opere:

- i "Commentarii";

- due libri di "Consulti";

- diversi "Trattati di diritto civile";

- "Annotazione su Angelo Aretino".                        

GIOVANNI ANTONIO RAYNERI

Nacque a Carmagnola nel 1810 e morì a Chieri nel 1867.

Di famiglia povera, affrontò notevoli sacrifici per studiare. Dopo aver frequentato le scuole della sua città si indirizzò agli studi ecclesiastici, che terminò grazie ad una borsa di studio.

Nel 1832 si laureò presso l’Università di Torino.

I suoi interessi filosofici lo portarono ad entrare in contatto con i più illustri educatori del suo tempo, come Antonio Rosmini.

Divenne preside della Scuola di metodo di Saluzzo nel 1846 e collaborò con il Boncompagni alla redazione della "Legge organica per i programmi scolastici in Piemonte".

Nel 1848 ebbe la cattedra di Metodica all’Università di Torino. Si dedicò contemporaneamente all’apertura di asili infantili, scuole primarie, professionali, serali e festive. Si impegnò in particolar modo nell’organizzazione di nuove scuole magistrali, perché riteneva che il futuro dell’educazione dipendesse dalla formazione professionale degli insegnanti.

Nel 1857 fu chiamato a far parte del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, dove continuò ad occuparsi del coordinamento dell’istruzione su scala nazionale.

Morì a Chieri nel 1867, al ritorno da un viaggio a Firenze.

Le sue opere principali.

L’intento del Rayneri era quello di far uscire l’educazione e l’istruzione dalla rigidità dei sistemi che avevano le loro radici nella tradizione e nell’abitudine. Ciò viene trattato nell’opera "Della Pedagogica Libri Cinque" (Torino, 1859-1869).

Nell’opera "Primi Principali di Metodica" (Torino, 1867) si esaminano i fondamenti del metodo; quest’opera fu un importante punto di riferimento per gli insegnanti.

Numerosi gli scritti minori, tra i quali possiamo trovare :

-Dell ’origine e dell’ avvenire di scuole di metodo

-Dell ’unità della scienza

-Lezioni di nomenclatura geometrica

-Sull’insegnamento della lettura

-Relazione dell’ordinamento sulla Pubblica Istruzione

-Consigli agli operai ossia letture popolari

-Dell’origine e dell'avvenire della scuola di metodo             



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